L’ornitologo del Kent

By viteinpuntadidito

di Stefano Olivari

La vita degli inventori è inevitabilmente meno brillante delle loro invenzioni e quella di Peter Adolph non fa eccezione. In tutti gli anni di dita e cervello consumati su quel panno sempre meno verde abbiamo sempre pensato al creatore del gioco come ad un ragazzino introverso, senza amici, con in testa solo partite di calcio mai giocate: insomma, uno come noi ma solo un po’ più intelligente. Adolph non è stato niente di tutto questo, onestamente siamo stati felici di scoprirlo fuori tempo massimo nel 1994, leggendo della sua morte e incuriosendoci alla sua vita: partendo da ritagli frammentari, leggende metropolitane e cattiverie postume, per arrivare nel 2006 a ‘Growing up with Subbuteo’, il libro scritto da suo figlio Mark.

La scalata verso il successo del ventenne Adolph inizia come cantante, nella Oscar Rabin and his Romany Band: genere melodico-confidenziale e grande pubblico, con esibizioni all’Hammersmith Palais (a Sheperd’s Bush, Londra). Poi la guerra, con Adolph autista arruolato nella RAF, anche se più avanti si spaccerà come pilota di bombardieri narrando di imprese sui cieli tedeschi: la patria si può comunque servire anche scarrozzando gli ufficiali da una base all’altra. Nel 1945, da grande appassionato di ornitologia quale è, incomincia a commerciare a livello nazionale uova di specie rare: a occhio non un settore ricco di prospettive, soprattutto in quegli anni, ma il ragazzo ci sa fare. Secondo la leggenda una sera del 1947, giocherellando con un bottone del cappotto della madre sopra una vecchia coperta dell’esercito, nasce l’idea meravigliosa: quel bottone sarebbe diventato la base di un calciatore immaginario, con un corpo di cartone e magari di plastica. (…)

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autografo di Peter A. Adolph

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