La Prefazione di Roberto Gotta

By viteinpuntadidito

Questa non è una prefazione, ma un inganno, un subdolo trucco, accompagnato dall’affronto dell’uso della prima persona, vietatissimo ai giornalisti seri (seri, appunto). L’inganno parte da lontano, dalla mia convinzione che le prefazioni siano inutili. L’ho già anche scritto – in una prefazione, dove sennò? – e lo ripeto, nei medesimi termini. Ovvero, quando penso alla presentazione di un libro mi tornano in mente la leggenda delle parole di quel Califfo Omar al quale, appena conquistata nel 640 Alessandria (d’Egitto), avevano chiesto cosa fare della grande Biblioteca, che raccoglieva migliaia di testi antichi: «se le opere che contiene contrastano con quel che dice il Corano, bruciatela; se concordano con il Corano, sono superflue, e dunque bruciatela lo stesso». Eccoci, allora: se una prefazione, che si fa in genere stendere da due categorie di persone (illustre personaggio che la scrive in cinque minuti senza leggere una riga del libro stesso ma raccogliendo cospicuo compenso; o amico), si limita a parlare bene del volume, è una colossale presa in giro, una delle tante che vengono perpetrate dai media (tv, giornali, libri) a danno del lettore, mentre se ne critica il contenuto è esercizio demenziale. Per questo scatta qui l‘inganno: questa non è una prefazione, ma semplicemente un capitolo che viene prima degli altri, anche perché – attenzione, cialtronata in arrivo – era dal 2003 che avevo in mente pure io di scrivere un libro sul Subbuteo, ma un insieme di considerazioni, non ultima la mancanza totale di tempo per riflettere, mi hanno fatto ricredere, ed ho bruciato appunti, fotografie, cimeli cartacei e depliant una sera di agosto, danzando intorno al falò come in una festa pagana (non è vero).

Dunque, capisco perfettamente la follia ispiratrice dei capitoli che seguiranno, perché è la mia: quella di ultra-trentenni o ultra-quarantenni che si appigliano ancora a quello che ad occhi esterni e profani è un giocattolo, ma che per molti di noi è stato un tunnel luminoso nel quale infilarsi (…)

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